Un’alimentazione sana ed equilibrata, adatta alle proprie esigenze nutrizionali, assolve un ruolo cruciale per raggiungere e conservare un adeguato benessere psicofisico. È per questo che esistono specifici protocolli, finalizzati alla correzione degli squilibri alimentari e modulati sulla base delle caratteristiche fisiche e metaboliche del singolo paziente. Tra questi vi è la dieta chetogenica: di seguito, vediamo quali alimenti include e come agisce sull’organismo.
La dieta chetogenica – spesso indicata anche come “dieta keto” – è un regime alimentare strutturato in maniera tale da incentivare la produzione di corpi chetonici (da qui la definizione stessa di “chetogenica”). Nello specifico, tale processo viene stimolato da una significativa riduzione dell’apporto di carboidrati che, contestualmente, porta l’organismo ad attivare la chetosi per dimagrire, un meccanismo per il quale l’organismo brucia i lipidi in eccesso per produrre autonomamente il glucosio. Contestualmente, la quantità di corpi chetonici prodotti dall’organismo supera i livelli ordinari, senza però oltrepassare la soglia di criticità.
Ma cosa sono i corpi chetonici? Si tratta di composti prodotti naturalmente dall’organismo e presenti in piccole quantità nel sangue; in condizioni normali, vengono smaltiti attraverso le urine o la ventilazione polmonare. I corpi chetonici vengono sintetizzati dall’acetil coenzima A e, pur essendo derivati dei lipidi, presentano caratteristiche simili agli zuccheri: vengono utilizzati principalmente dai muscoli e dal cuore, mentre quelli prodotti dal fegato vengono convogliati ai tessuti periferici.
Come già accennato, la chetosi alimentare è la condizione per cui l’organismo utilizza i grassi al posto del glucosio per la produzione di energia. Nello specifico, il fegato trasforma i grassi in chetoni, rilasciandoli nel flusso sanguigno.
Di contro, la chetoacidosi diabetica è una complicazione metabolica (caratteristica del diabete mellito di Tipo 1) per cui l’organismo inizia a metabolizzare grassi e proteine troppo velocemente. Tale condizione è provocata da un deficit di insulina che impedisce la corretta sintesi dei corpi chetonici da parte dell’organismo. In aggiunta, tale condizione innesca un circolo vizioso per cui l’organismo sintetizza i corpi chetonici in condizione di iperglicemia, aumentando ulteriormente la secrezione di ormoni controinsulari.
La chetosi è una condizione che può essere provocata non solo seguendo una dieta chetogenica, ma anche attraverso il digiuno. Pur essendo generalmente sicura, la chetosi indotta può comunque provocare uno squilibrio nutrizionale (da correggere mediante l’assunzione di appositi integratori o controllando gli alimenti) nonché una serie di sintomi quali mal di testa, alito cattivo, disturbi intestinali, stanchezza, debolezza, cambiamenti di umore, anemia e scarsa capacità di concentrazione. Alcuni di questi sintomi caratterizzano la cosiddetta “Keto Flu” (o “influenza da chetosi”), provocata dalla disintossicazione dagli zuccheri da parte dell’organismo; si tratta di una fase di adattamento alla dieta chetogenica che si manifesta con sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale.
A differenza di quanto si possa pensare, la definizione di “dieta chetogenica” si applica a svariati schemi alimentari che, pur essendo diversi tra loro, sono accomunati dal medesimo approccio. La dieta di Atkins o la LCHF (acronimo di “low carb, high fat”) sono esempi di dieta low carb che, potenzialmente, possono sortire anche un effetto chetogenico.
Nello specifico, la dieta chetogenica prevede una quantità giornaliera di carboidrati compresa tra il 5% e il 10% (mentre nella dieta mediterranea possono raggiungere il 60%) delle calorie totali mentre i grassi (70-75%) costituiscono di gran lunga la quota principale, e le proteine il restante 15-20%. Questa distribuzione percentuale dell’apporto calorico caratterizza la dieta chetogenica standard, spesso indicata con l’acronimo SKD (“standard keto diet”).
La dieta chetogenica prevede, in generale, di evitare gli alimenti ricchi di carboidrati e limitare, al contempo, il consumo di quelli che ne apportano quantità modeste. La quantità consigliata di carboidrati da consumare si attesta sui 50 – 60 g al giorno, meglio se dilazionati in tre porzioni giornaliere da non più di 20 grammi ciascuna.
Per chi segue una dieta di questo tipo, gli alimenti consigliati sono:
Nell’ambito di una dieta keto è consentito consumare, seppur in modeste quantità, una serie di alimenti che determinano un apporto moderato di carboidrati: latte e latticini, carote, carciofi, bietole (e altre verdure amidacee) e frutta acida come, ad esempio, frutti di bosco, fragole, lamponi, kiwi, melone, pesche, pere, clementine, papaia, pompelmo e ciliegie.
Di contro, sono da evitare:
In base a queste indicazioni, è possibile elaborare un esempio di dieta chetogenica, al netto di allergie o intolleranze alimentari:
È bene sottolineare come l’alternanza degli alimenti e la relativa distribuzione delle proteine debbano essere elaborati da uno specialista della nutrizione, previa la valutazione di fattori quali il sesso, l’età, il tipo di metabolismo e un’adeguata analisi dei principali parametri clinici del paziente.
Gli effetti della dieta chetogenica si possono apprezzare solo a seguito dell’attivazione del processo di chetosi. Esistono esami specifici, come quelli che rilevano la concentrazione di corpi chetonici nelle urine o nel sangue, consentono di stabilire se l’organismo ha già attivato la chetogenesi.
La perdita di peso corporeo, in particolare, dipende dalle modalità di applicazione del regime alimentare: un approccio graduale prevede la riduzione progressiva del consumo di carboidrati mentre le diete chetogeniche ‘a termine’ consentono di ottenere risultati visibili a stretto giro di posta.
La dieta chetogenica a 21 o a 30 giorni, ad esempio, rappresenta un’applicazione particolarmente ‘drastica’ del protocollo keto, in quanto consente di implementare una consistente e rapida riduzione della massa grassa (dagli 8 kg ai 10 kg in circa un mese). Di contro, è fortemente sconsigliata ai soggetti che soffrono di diabete o di patologie a carico del cuore o del fegato e, più in generale, è consigliabile optare questo tipo di dieta solo in seguito ad un consulto specialistico con un dietista o un nutrizionista. Lo stesso dicasi per la dieta chetogenica a 7 giorni, mediante la quale è possibile perdere fino a 4 kg in una sola settimana.
La dieta chetogenica, se osservata scrupolosamente, sortisce un efficace effetto dimagrante, conseguente alla perdita di massa grassa senza intaccare quella muscolare. Tra gli altri vantaggi di questo regime alimentare vi sono:
Va però sottolineato come tali vantaggi possano essere ottenuti solo se la dieta chetogenica è strutturata scientificamente in base al quadro clinico ed alle esigenze del singolo paziente. In caso contrario, non mancano i potenziali effetti negativi, dal momento che questo tipo di regime alimentare sottopone il fegato e i reni ad un notevole sovraccarico che, nei casi più gravi, può determinare insufficienza renale o epatica, problemi alla tiroide, calo del metabolismo basale e demineralizzazione dei tessuti ossei.