Nitzia Llerenas nutrizionista

Nutrizione funzionale e preventiva: quando il cibo diventa la cura

Gli effetti dell’alimentazione sulla salute sono ormai ben noti; si sa, infatti, che seguire un protocollo nutrizionale adatto allo stile di vita ed alle caratteristiche fisiologiche può determinare notevoli benefici. Tra gli schemi alimentari che perseguono l’obiettivo di migliorare le condizioni dell’organismo tramite la nutrizione c’è la dieta funzionale: vediamo di seguito come funziona e come può essere attuata.

Dieta funzionale: cos’è

La dieta funzionale è un approccio all’alimentazione basato sui principi della medicina funzionale. Di conseguenza, l’approccio nei confronti del paziente è significativamente diverso rispetto a quello che caratterizza altri modelli alimentari; la nutrizione funzionale, infatti, si focalizza sul paziente in quanto singolo individuo anziché orientarsi verso il trattamento di una particolare patologia. In altre parole, l’elaborazione dello schema nutrizionale si basa sui bisogni fisiologici e metabolici propri della persona, tenendo in conto anche eventuali predisposizioni genetiche e il contesto socio-culturale in cui è inserito. Dalla valutazione di tali fattori scaturisce un modello alimentare funzionale alle specificità individuali, fondato sulla scelta degli alimenti in grado di soddisfare al meglio le necessità fisiologico-metaboliche del paziente.

La dieta funzionale, però, non interviene soltanto sull’alimentazione ma ha una portata più ampia, in quanto coinvolge anche le abitudini e lo stile di vita, allo scopo di favorire il raggiungimento di un equilibrio non solo nutrizionale ma anche psicofisico. Più in generale, essa rappresenta un modello di nutrizione preventiva, in quanto può aiutare il paziente a prevenire l’insorgere di disfunzioni e malattie di vario genere.

Come funziona la nutrizione funzionale

Come già accennato, la dieta funzionale costituisce un approccio ad ampio raggio in cui rientrano, oltre all’alimentazione, anche altri fattori quali la gestione dello stress, il riposo e l’attività fisica. In tal modo, un protocollo di questo tipo è in grado di modificare le abitudini e lo stile di vita del paziente, aiutando a ritrovare un equilibrio complessivo che prescinde dal solo fattore nutrizionale.

La medicina funzionale, infatti, individua sette tipologie principali di squilibrio, ciascuno causato da un’alterazione del naturale equilibrio esistente tra l’organismo e diversi sistemi che si trovano al suo interno. Questo tipo di condizione viene ricondotta non soltanto ad un modello alimentare inadeguato o inefficace ma anche a fattori di carattere ambientale e personale.

Sulla base di questo assunto, la medicina funzionale ritiene, come detto, che le patologie fisiologiche possano essere attribuite ad uno specifico squilibrio riguardante:

  • il sistema digestivo o quello di assorbimento;
  • il sistema ormonale o quello neuro-trasmettitore;
  • il sistema cardiovascolare o linfatico;
  • l’integrità strutturale delle cellule;
  • il sistema immunitario;
  • i processi di disintossicazione e biotrasformazione;
  • i meccanismi metabolici e ossido-riduttivi.

La dieta funzionale può essere d’aiuto anche per attivare un’azione di contrasto all’infiammazione cellulare silente (nota anche come “secret killer”), una condizione che non ha particolari manifestazioni sintomatiche ma che – se non risolta – può determinare l’insorgere della fibrosi, ossia un meccanismo che danneggia l’organo in cui si trovano le cellule infiammate. L’infiammazione cellulare silente rappresenta la prima risposta immunitaria dell’organismo ad un danno ai tessuti oppure ad una invasione di microrganismi; assume carattere sistemico se riguarda tutte le cellule mentre è di tipo intestinale se si limita alle cellule del tratto enterico.

L’infiammazione cellulare silente è una condizione che si presenta fin dall’età giovanile; viene tendenzialmente aggravata dalle cattive abitudini alimentari, in particolare da un consumo eccessivo di cibi industriali e di alimenti ricchi di zuccheri e grassi idrogenati. Tra gli altri fattori che possono amplificare la portata dell’infiammazione cellulare vi sono anche un’alimentazione troppo ricca di proteine animali (specie se provenienti da carne e pesce di allevamento), uno stile di vita molto sedentario e l’inquinamento ambientale.

Alimenti funzionali: cosa sono

La nutrizione funzionale punta a risanare gli squilibri sopra descritti mediante l’adozione di un protocollo nutrizionale ben preciso, basato sulla selezione e l’abbinamento degli alimenti funzionali. Rientrano in questa definizione tutti gli alimenti che, a prescindere dalle proprietà nutrizionali loro riconosciute, sono in grado di influire positivamente su determinate funzioni dell’organismo. Al contempo, tali alimenti rivestono un ruolo primario nella conservazione o nel miglioramento dello stato generale di salute e tendono a prevenire l’insorgenza di patologie legate all’alimentazione.

Gli alimenti funzionali, quindi, non sono altro che alimenti che contengono una componente funzionale; in quelli di Tipo A, tale componente è in grado di migliorare una specifica funzione fisiologica mentre in quelli di Tipo B riduce le possibilità da parte del paziente di sviluppare una determinata patologia. Va inoltre sottolineato come, per essere considerato funzionale, un alimento deve presentare anche una serie di ulteriori caratteristiche, oltre a quelle elencate in precedenza:

  • contenere una componente naturale (la parte ‘funzionale’) assente – oppure presente in quantità di molto inferiori – in altri alimenti. Tale componente può essere una prerogativa naturale dell’alimento oppure il risultato di un processo di addizione artificiale;
  • deve essere un alimento convenzionale, consumato nell’ambito di un’alimentazione abituale;
  • le proprietà benefiche della componente funzionale devono essere comprovate da rilievi di tipo scientifico.

Esempi di alimenti funzionali

Gli alimenti sono definiti funzionali quando, al di là delle proprietà nutrizionali di base, è scientificamente dimostrata la loro capacità di influire positivamente su una o più funzioni fisiologiche. Prerogativa fondamentale degli stessi alimenti è anche quella di contribuire a preservare o migliorare lo stato di salute e/o a ridurre il rischio di insorgenza delle malattie correlate al regime alimentare.

Elencare tutti gli alimenti funzionali esistenti è praticamente impossibile, dal momento che si tratta di una categoria estremamente vasta e diversificata, all’interno della quale trovano posto prodotti di ogni genere. Quasi tutti i tipi di frutta, verdura e ortaggi, ad esempio, possono essere considerati quali alimenti funzionali; lo stesso può dirsi erbe, spezie e radici che abbiano spiccate proprietà benefiche (antinfiammatorie, antiossidanti, drenanti, diuretiche o di altro tipo) riconosciute sulla base di riscontri scientifici. Le componenti funzionali, infatti, sono numerose e includono: fibre, grassi, probiotici, composti naturali (flavonoidi, carotenoidi e simili), vitamine e sali minerali.

Per fare un esempio pratico, melanzane, pomodori, radicchio, frutti di bosco, anguria, fragole e ciliege sono alimenti funzionali in quanto sortiscono effetti positivi sul tratto urinario; allo stesso modo, zucca, carota, peperone e gli agrumi in genere hanno proprietà benefiche per il sistema immunitario, gli occhi e la pelle. Di conseguenza, anch’essi rientrano nel novero degli alimenti funzionali. I cibi di colore chiaro come finocchi, cavolfiori, funghi, cipolle, mele e pere aiutano a regolare il colesterolo e a diminuire il rischio di malattie cardiovascolari.

In base alle definizioni date sinora la lista degli alimenti funzionali è pressoché infinita: la fibra, in virtù delle sue proprietà prebiotiche, antitumorali e stabilizzanti sui valori glicemici, rende funzionali la maggior parte degli alimenti di origine vegetale. Il ferro, la carnosina e la vitamina B12 fanno altrettanto con le carni, mentre a rendere funzionale il pesce ci pensa l’elevato contenuto in acidi grassi polinsaturi.

L’aspetto più interessante riguarda pertanto i cosiddetti alimenti funzionali arricchiti e quelli funzionali supplementati: sugli scaffali di molti supermercati italiani si possono già trovare cereali “fortificati” con vitamine e minerali, mentre in Stati Uniti e Giappone la diffusione di bevande ed altri alimenti funzionali è ormai capillare. Anche in Europa, comunque, questi prodotti stanno polarizzando sempre più l’interesse di quella fascia di popolazione più attenta alla propria salute.

Basti pensare al boom nei consumi di probiotici, prebiotici e simbiotici (per le rispettive definizioni vedi l’articolo: i fermenti lattici). Anche gli yogurt da bere arricchiti con steroli vegetali (quelle sostanze che aiuterebbero a controllare il colesterolo) testimoniano il crescente interesse verso gli alimenti funzionali.

Schema dieta funzionale

Tenendo presente che la selezione e l’abbinamento degli alimenti deve essere valutata ed elaborata da uno specialista della nutrizione, ecco di seguito un esempio per la possibile strutturazione di una dieta funzionale:

  • Colazione: latte magro ricco di Omega 3 o latte vegetale con fette biscottate meglio se sono integrali o senza glutine se si è intollerante, 2 uova BIO . In alternativa:   pane di segale o integrale  tostato  con burro o olio, frutta di stagione.
  • Spuntino a metà mattina: tè verde accompagnato da frutti rossi oppure frutta secca o cioccolato fondente (in modeste quantità);
  • Pranzo: zuppa di verdura e legumi o in alternativa zuppa di cereali (chinoa, cus cus, miglio…) abbinato a formaggio magro e pane integrale; carne o pesce alla griglia o al vapore accompagnati da verdure;
  • Merenda (metà pomeriggio): cracker di soia o frutta secca o cioccolato (in modeste quantità); o yogurt di soia
  • Cena: pasta integrale (o riso basmati), pesce e verdure di contorno; in alternativa, è possibile sostituire la pasta o il riso con le uova.
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